giovedì 3 agosto 2017

da Hocus Pocus - Kurt Vonnegut



Non cerco scuse per il fatto che fossi intronato durante i giorni più bui del liceo. Winston Churcill era fradicio di brandy e di sigari havana durante i giorni più bui della seconda guerra mondiale.
Hitler, naturalmente, grazie ai progressi della tecnologia tedesca,fu tra i primi esseri umani a spappolarsi il cervello con le amfetamine. Masticava i tappeti addirittura, dicono. Ahm, ahm.





La birra, in realtà, serve a buttar giù: è un sedativo. Deprime. Ma i poveri non smetteranno mai di sperare che faccia l’effetto opposto.





Ero ragionevolmente felice, come insegnante presso la prigione. Alzai di circa il 20% il livello di alfabetismo. Non sempre però ero soddisfatto di quello che i miei allievi poi sceglievano di leggere. Uno mi disse che, da quando sapeva leggere, provava più gusto a masturbarsi.





A Berlino – mi disse- era rimasta spesso sbigottita di fronte all’ignoranza di tanti turisti e militari americani, in materia di storia e geografia, lingue straniere e usi e costumi di altri popoli. Mi chiese: “Cos’è che rende tanti americani così fieri della loro ignoranza? Si comportano come se l’ignoranza li rendesse affascinanti.”





Non scrivo questo libro per i minori di 18 anni, ma non vedo che male vi sia a dire ai giovani di prepararsi al fallimento, poiché è il fallimento la cosa principale che gli capiterà tra capo e collo.
A tener conto soltanto del baseball, quasi tutti ci devono perdere. Un’alta percentuale dei detenuti di Athena dedicarono infanzia e giovinezza a nient’altro che al baseball e tuttavia vennero eliminati nelle prime fasi di qualche stupido torneo.





“Un soldato fa quello che gli ordinano di fare,” dissi. “certe cose che facevo ripugnavano alla mia coscienza.” Questo non era esattamente vero. Combattere talvolta mi esaltava. Una volta uccisi un uomo a mani nude. Aveva tentato di uccidere me. Mi misi ad abbaiare come un cane, e a ridere, dopo. E poi vomitai.





“Che abile tranello ci ha giocato la vostra classe dirigente. Hanno saccheggiato il denaro pubblico, prosciugato le casse dell’erario e delle aziende e hanno affidato le imprese industriali a incompetenti. Poi hanno fatto si che il governo americano s’indebitasse tanto pesantemente con noi che non ci restava altra scelta che inviare qui un esercito d’occupazione in doppiopetto. Mai, prima, la classe dirigente d’un paese, aveva trovato la maniera di scaricare su altri paesi tutte le responsabilità che la ricchezza comporta e, al tempo stesso, restare ricca, ricchissima.”





Il suo nome era Abdullah Akbahr. Incoraggiato da me, avrebbe scritto diversi interessanti raccontini. Uno, mi ricordo, era la presunta autobiografia di un cervo della foresta demaniale, che stenta a trovare qualcosa da mangiare d’inverno e , d’estate, s’impiglia nei fili spinati quando cerca di raggiungere i campi coltivati in cui crescono germogli deliziosi. Viene abbattuto da un cacciatore.
Morente, si chiede perché mai venne al mondo , in primo luogo. La frase conclusiva del racconto era l’ultima cosa che il cervo disse su questa terra. Il cacciatore era abbastanza vicino per udirla e rimase stupefatto. Eccola: “Ma che diamine dovrebbe voler dire tutto questo?”





Senonchè quel cecchino non cantò vittoria per molto. Quasi a nessuno capita di restar vincente a lungo. Avrà avuto non più di 15 anni, mi dissero. Un ragazzo, non un uomo. Ma, se intendeva giocare ai giochi dei grandi, doveva esser pronto a pagare da uomo. Dopo averlo ucciso, mi risulta, gli tagliarono il pene ed i testicoli e glieli ficcarono in bocca, a mo’ di monito per chiunque volesse farsi cecchino.
Legge e ordine. Giustizia rapida e sicura.





Svegliai i tre domestici. Erano vecchi, molto vecchi, condannati all’ergastolo senza speranza d’indulto, quand’io ero ragazzo a Midland City. Non avevo ancora imparato a leggere e a scrivere, probabilmente, quando loro avevano soppresso alcune vite, o ne erano stati accusati, ed erano stati costretti, in conseguenza di ciò, a una vita che non vale la pena d’esser vissuta.
Gli sarebbe certamente servito di lezione.





Durante la scarica finale, i reparti militari americani erano o tutti bianchi o tutti negri. Si riteneva allora che i bianchi si sarebbero sentiti immondizia se avessero dovuto condividere alloggi e mense e così via coi negri. Questo valeva anche nella vita civile. I negri avevano le loro scuole, erano esclusi dalla maggior parte degli alberghi, dei ristoranti e luoghi di divertimento, tranne che sul palcoscenico e ai seggi elettorali.
Venivano anche impiccati o sepolti vivi di tanto in tanto per rammentargli che il loro posto era in fondo alla Scala Sociale. Si riteneva che, da soldati, mancassero di determinazione ed iniziativa, in battaglia. Quindi venivano impiegati perlopiù come manovali o autisti, alle spalle dei John Wayne e dei Frank Sinatra che compivano le eroiche imprese.
C’era solo una squadriglia di caccia interamente negra. Con sorpresa di molti, si comportò benissimo.
“Lo vedi il negro che pilota l’aeroplano?”





I prigionieri furono legati a dei pali ed usati per esercitazioni con la baionetta. Diverse persone in una fossa furono sepolte vive. Si vedono le loro espressioni mentre la terra gli piove sul viso. Poi le facce scompaiono ma la terra continua a muoversi come se ci fosse qualche animaletto che si scava una tana, lì sotto.
Indimenticabile!






Che imbarazzante, essere umani!






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