venerdì 20 ottobre 2017

Pastoralia - George Saunders




Il mattino dopo nella Buca c’è una capra e nella Minibuca un coniglio e una Circolare:
      Vi preghiamo di accettare questa razione extra in segno della nostra stima. Sappiate che ci state a cuore tutti quanti e che siete sempre nei nostri pensieri dal primo all’ultimo. Sappiate che potendo vi terremo dal primo all’ultimo, se ciò tornasse a vantaggio di tutti. Ma non è così, altrimenti vi terremmo, no? , tutti quanti, dal primo all’ ultimo. Ma mentre la nostra organizzazione si snellisce, l’occasione che si offre per regolare la situazione del personale è straordinaria. E così, se è vero che in tempo di magra e di difficoltà qualcuno dovrà andarsene, è pur vero che alcuni dovranno restare, magari proprio voi. Speriamo che sarete voi, nessuno escluso, anzi no, come abbiamo detto prima, è impossibile. Perciò godetevi questo omaggio e state tranquilli, aspettate di essere contattati dal vostro superiore e se non succede, vorrà dire che, scampato pericolo, la Ristrutturazione Aziendale vi ha risparmiati. Benchè è solo onesto informarvi che quelli che ce l’hanno fatta al primo giro potrebbero in effetti essere rimossi al secondo, o magari anche al terzo, dipende come procede la Ristrutturazione, benchè se uno viene rimosso sia al primo che al secondo giro, sarebbe una fregatura pleonastica, per cui non tenetene conto.




Come sta? Bene? Come l’hai trovata? Voglio che mi parli francamente. Ci sono problemi? Problemi che magari si possono correggere? Com’è? Simpatica, affidabile? Non è mica negativo, se fai presente un difetto. Anzi, è positivo, perché ai difetti c’è sempre rimedio. Negativo è nascondere informazioni preziose. E’ così? Stai nascondendo informazioni preziose? Spero di no. Sei negativo? Janet ti mette in croce?Ti prego di dirmelo. Devi dirmelo.


E’ triste, -dice.- Triste, non c’è altra definizione. Viviamo in un mondo stupendo, pieno di sfide, di fiori e uccelli stupendi e di gente fantastica, solo che purtroppo c’è qualche mela marcia, come quella cialtrona di Janet! La odio? Vorrei ucciderla? Ma figuriamoci, secondo me è fantastica, con lei ci vogliono il bastone e la carota, le belle qualità non le mancano.




Ha avuto a che dire con certi compagni cattivi, ecco perché gli abbiamo cambiato scuola. Comunque ti sei difeso benissimo, vero, bello di papà? Anzi credo che gli abbia fatto bene. Gli ha insegnato ad essere un duro.
   -Basta che non m’incatenano più alla caldaia, - dice il bambino. –Quella parte è stata un po’ troppo pesante. C’erano certi topi…
-Secondo me non erano topi, dice Marty. – Facile che erano gatti. I gatti del bidello. Dev’essere andato così: siccome nel locale della caldaia era buio non riuscivi a distinguere un gatto da un topo.
   -Ma il bidello non ce li ha i gatti, dice il bambino. – Ha pure detto meno male che quei topi non avevano cominciato a mordermi i calzoni. Per l’odore di pudding. Perché prima mi avevano bloccato a terra e mi avevano versato il pudding dentro i pantaloni.
-Lo stesso giorno? – chiede Marty. – I topi e il pudding? Non m’ero reso conto che era successo tutto lo stesso giorno. Caspita, quel giorno hai imparato a diventare un vero duro.
  - Eh, già. – dice il bambino.





Perché cos’ è la verità? La verità è quella cosa che fa succedere quello che vogliamo che succeda. La verità è quella cosa che, una volta detta, fa fare bella figura ai componenti ella nostra squadra, li incita a maggiori sforzi e spinge i non-componenti della nostra squadra a pensarla come noi e a provare un po’ d’invidia. La verità è quella cosa che ci da il potere di fare anche meglio di quanto già facciamo -che a proposito va più che bene, stiamo andando più che bene-, la verità è il vento che fa andare a gonfie vele solo noi. Perciò se una voce vi fa dubitare di noi, noi dirigenti, non sarà vera, dal momento che abbiamo già definito la verità come quella cosa che ci aiuta a vincere. 

mercoledì 18 ottobre 2017

Cose non interessanti che sento



Vivo la mia vita come fossi in un  lunghissimo interminabile post coito, senza la sensazione d'appagamento data dalla scarica d'endorfine. Sono insensatamente ed esageratamente stremato, guardo il soffitto, soppeso l'inutilità delle cose senza aver voglia di far nulla, col solo desiderio d'andare a dormire un poco, pur non avendo nemmeno un pò di sonno.







Tutto è noia, ho il frigo pieno di verdure che non ho voglia di cucinare, la rubrica piena di numeri che non ho voglia di chiamare, il comodino pieno di romanzi che non ho voglia di leggere; il mondo è pieno di posti che non ho voglia di vedere, la mente piena di voci che non intendo ascoltare, il bar pieno di persone che non voglio conoscere, il paese pieno di ragazze che non ho voglia di corteggiare. Libri, musica, film, arte: solo passatempi per rimandare l'amarezza.
Io sono noia, attiro la merda e repello la bellezza.




Che cos'è, poi, la bellezza?
Tutto ciò che non è canonicamente, culturalmente, socialmente considerato bello. Una donna con tre tette, una madre che grida singhiozzante con in braccio il figlio morto,la mia ombra sull'asfalto nudo.

Tutti volete il meglio: soldi, ville, auto lussuose, vestito griffati, donne sexy e porche,mentre avreste  bisogno di fango lacrime e digiuni.






A volte penso sia solo colpa mia   a volte penso che non c'entro poi molto, dipende dal luogo e dal tempo.

Se Kiki non fosse vissuta a Montparnasse? Se fosse stata una sgualdrinella di Bastia o Tolone qualcuno se la ricorderebbe?
Ci sarebbe stato un Lauteamont senza Baudelaire? Gregory Corso avrebbe fatto lo scrittore senza gli altri beatnik? Quanti sono i gruppi mediocri che hanno fatto  il giusto tipo di musica mediocre nel momento giusto perchè al posto giusto? Steven Adler senza Slash Duff e Axl dove lo mettiamo?
Fatto sta che a un certo punto bisognava essere a Parigi, poi a San Francisco, poi a Londra. Molto prima ad Atene o a Costantinopoli.
Ora invece non c'è più bisogno di ritrovarsi nel posto giusto, possiamo sempre essere ovunque, c'è internet che ci mette in contatto col mondo intero. E passiamo giornate nelle nostre camere a farci seghe sfinite & giustificando al muro del bagno le nostre vite sprecate ed i nostri fallimenti senza accorgerci che è tutto fiato spietato.

martedì 17 ottobre 2017

Bob Kaufman - My misteries created for me



I miei misteri creati per me
Da dio
sono sconosciuti a
Me, eppure ne vivo ciascuno
Perfettamente, God is my green-
Eyed one, il cui potere
È infinito. Io chiedo a Dio
Oh dio …  Dà un cavallo al vigliacco,
che possa fuggire dio per sempre,
non perdonare Caino
per ciò che è stato fatto, io chiedo a Dio
my green-eyed one, prima
che questa terra smetta di girare, pensa a me.
Ricorda, anch’io sono qui, 
my green-eyed one  il cui potere è infinito, dopo
Quello che ti hanno fatto, quale perdono…
O dio, my green-eyed one
Scendi sulla terra
E colpisci il globo
Con la tua ira divina, per
Ciò che è morto nel sole.
Oh Dio, my green-eyed one
Metti le tue stelle taglienti
 nel cielo. Manda Orione
il cacciatore di stelle a cacciare
gli assassini dei sogni,
a cacciare i distruttori
del divino Incunabolo, oh
my green-eyed one,  prima che questa terra smetta

di girare.


lunedì 16 ottobre 2017

Gloomy Boy Blues







Gloomy Boy Blues



I feel everything’s
never happened -And it hurts, it fucking hurts -
Where’s your smile?
I never see it  - but I miss it  -
And I feel
the missing like  -a weight on the chest -


In the valleys of time,
In the tremblings breathes - I lost my gift of self -
In the bottom of glasses
In my hopeless mind – I lost my gift of self
Crush my soul
Feed me -with a spoon of crunchy lies-



Just wanna kiss something new
Just wanna feel something old
The lips on your fingers
Your fingers on my lips

  
My eyes
 can’t crying  -while my heart is struggling -
For floating on
 the painful sea  -Am I a dead leaf?-
I don’t wanna be sadly happy
Cause I'm happily sad.


Just wanna kiss something new
Just wanna feel something lost
The lips on your fingers
Your fingers on my lips



mercoledì 11 ottobre 2017

George Saunders



Una della raccolte di racconti più interessante che mi è capitata in mano negli ultimi anni è stata: Burned Children of America. A parte DFWallace, non conoscevo nessuno degli altri scrittori americani under 40 in quel libro.
Ci ho trovato tantissimi racconti interessanti, nessuno eccezionale, ma tanti veramente interessanti e, per certi versi innovativi; così ho deciso di approfondire la conoscenza di quelli che più m’avevano colpito fra  questi autori “emergenti”. Ho cominciato con Dave Eggers e il suo romanzo (modestissimo) “l’opera struggente di un formidabile genio”, ho dovuto rinunciare ad alcuni che non sono ancora stati tradotti in italiano, tipo Judy Buidniz -il cui “I giorni del cane” è uno dei racconti più belli della raccolta- e sto cercando di procurarmi qualche scritto di altri tipo “La donna che si tagliò la gamba al Maidstone club” di Julia Slavin – il suo Odontofilia è un altro dei racconti top in Burned Children.
Ora è arrivato il turno di George Saunders e della sua raccolta di racconti “Pastoralia”.
Te lo consiglio.
Il racconto che dà il titolo al libro è speciale, il secondo e il terzo sono forti, gli ultimi tre un po’ meno ma hanno dei bei personaggi. Saunders ha un bello stile ed è bravissimo a descrivere gli sfigati, quelle persone che (come me) passano il tempo a fantasticare immaginare e crucciarsi invece che agire.
Poi è forte con gli Incipit.
Prendiamo questo capitolo di Quercia del Mar:
A quercia del Mar, il mare non c’è e neanche la quercia, soltanto un centinaio di case popolari con vista sul retro della Federal Express. Min e Jade allattano i pupi mentre guardano La morte violenta di mio figlio.

Questo invece è l’inizio di “La fine di FIRPRO nel mondo”
Il ragazzino sfrecciò in bici davanti casa del muso giallo, davanti casa della tracagnotta e davanti casa del morto putrefatto da cinque giorni, ricordando che una volta il muso giallo l’aveva chiamato peste, che una volta la tracagnotta aveva chiamato la polizia perché le aveva massacrato il gatto con lo spago bullonato e che una volta la tipa dentro casa del morto le aveva chiesto: Cody ma te li lavi mai i denti? Un giorno avrebbe terminato la sua invenzione del raggio speciale miniaturizzante e gli avrebbe ristretto le case.

Incipit de “Il parrucchiere infelice”
La mattina il parrucchiere lasciava le sue aiutanti nel negozio e si sedeva fuori a bere caffè puntando tutte le donne che vedeva. Puntava le vecchie, le gestanti, le modelle dei cartelloni pubblicitari sugli autobus in transito, e quella mattina una tipa con i capelli neri a spazzola e le guance macchiate di lacrime, una niente male, se solo avesse fatto lo sforzo di pulirsi la faccia spendendo magari qualche soldo per un vestito come si deve, calze bianche e minigonna, per dire, stivali al ginocchio e cappello da cowboy e cigarillo, e se la immaginò….


Una delle cose fondamentali per uno scrittore è non descrivere i personaggi, ma disegnarli, fare emergere la loro personalità dai loro atteggiamenti. Così Saunders in due righe ci fa già immaginare che razza di madri saranno Min e Jade; tratteggia i contorni di Cody sognatore folle ; ed esaspera il maschilismo del parrucchiere ed il suo ragionare col cazzo, tanto che non solo gli fa “puntare” tutte le donne che vede, ma la prima categoria di donne che punta sono le vecchie. Poi le gestanti. Poteva essere più squallido? Difficile.
Oltre a questo, la cosa che più salta all’occhio è l’egoismo dei personaggi. Le madri davanti alla tv (poi verrà fuori che riempiono i biberon di gelato e sciroppo d’acero per tener buoni i bimbi, sparolacciano e litigano continuamente sbattendosene  della prole), Cody che odia una signora e sembra non pesare il fatto di averle ammazzato il cane con una catena bullonata, il Parrucchiere che, vedendo una ragazza in lacrime, se l’immagina vestita da cowgirl.
Meraviglioso, in tal senso, è quest’altro passaggio tratto dal capitolo 1 de “Il parrucchiere infelice”:
…Perché andava in chiesa in un giorno feriale? Magari aveva un problema. Magari era rimasta incinta. Magari se la seguiva dentro e le diceva che i problemi erano il suo pane quotidiano – era nato senza dita dei piedi – un caffè con lui l’avrebbe preso. Era stufo di tornare a casa e trovarci solo mamma.

La gravidanza della ragazza usata come pretesto per abbordarla. Nella sua testa il vero problema non è la gravidanza d’una ragazza, ma il Suo vivere con mamma. E poi c’è l’ironia traboccante. Quel – era nato senza dita dei piedi- mollato lì come uno zaino bomba nella Hall dello Sheraton. Grandioso.


Pastoralia è forte, ne val proprio la pena. E non ti ho detto nulla sul racconto migliore perchè le cose belle non vanno raccontate, come dicono quelli de Lo Stato Sociale : Scoprire è meglio che capire, capire è meglio che spiegare.


lunedì 9 ottobre 2017

Pessoa RuleZ!



All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con un’illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno. Assolutamente nessuno. Sono stato derubato dal poter esistere prima che esistesse il mondo. Se sono stato costretto a reincarnarmi, mi sono reincarnato senza di me, senza essermi reincarnato. Non so sentire, non so pensare, non so volere. Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere. Penso in continuazione, sento in continuazione, ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acqua, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e sentito nel mondo: vorticano case, libri, volti, casse, echi di musiche e spezzoni di voci in un turbine sinistro e senza fondo.
Poter saper pensare! Poter saper sentire!


Forse la mia sorte è di essere un contabile in eterno; e la poesia o la letteratura una farfalla che posandosi sulla mia testa mi rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.


Oppure sarò ricoverato in un ospizio per poveri, pago della mia completa sconfitta e confuso fra quei relitti umani che pensavano di essere geniali e invece erano solo mendicanti carichi di sogni: io, insieme alla massa anonima di coloro che non ebbero la forza per vincere e neppure la generosa rinuncia per vincere alla rovescia.

sabato 7 ottobre 2017

Bob Kaufman - All those ships that never sailed




All those ships that never sailed

Tutte quelle navi che non sono salpate
Quelle coi boccaporti aperti
Che sono strisciate nelle loro rimesse
Oggi li riporto qui
Enormi ed intransitorie
E le lascio partire
Per sempre.

E quei fiori che non sono cresciuti -
 Tu volevi crescessero
Quelli che sono stati schiacciati sotto
Terra nel fango –
Oggi li riporto qui
E te li faccio crescere
Per sempre.

Tutte quelle guerre e tregue
Che danzano su questi anni –
Tutto in tre giorni di bandiere spazzate
Rifiutando il significato di Dio –

Il mio corpo, un tempo coperto di bellezza
È ora un museo di tradimentoi
Questa parte a ricordare il perché di quel singolo tocco
Questa parte a ricordare quel solo bacio
Oggi li riporto qui
E ti lascio vivere per sempre.

Sospiro un ansante Ti Amo
E ti sposto
Per sempre.

Togliete il serpente dal braccio di mosè…
E un giorno la regina ebrea danzerà
Giù per la strada coi cani
E farà d’ogni ebreo

Il suo amante.

giovedì 5 ottobre 2017

Costretti a sanguinare (estratti)




<<Siete delle nullità, non riuscite nemmeno a far schifo -



Raffaella ha avuto un cedimento improvviso "basta! - dovete mollarmi - non sopporto le ostre menate - ne sento fin troppe già a casa" - Cristina è seriamente preoccupata - "Fino a qualche tempo fa fumava solo qualche spinello adesso si ingoia di tutto - sniffa come una tossica esperta - sta impazzendo- suo padre deve aver esagerato" - negli ultimi tempi c'è stato un forte mutamento nel suo modo di comportarsi - innanzitutto è sempre allucinata - capelli bianchi con una cresta tipo aureola di trenta centimetri - seminuda con abbigliamento di pelle e calze a rete strappate - molto forzato - spinto - poi gira con dei truzzi clamorosi di uqarant'anni e più - parla concitata di assurde esperienze erotiche - hardissime - per noi è veramente strano - era considerata una delle più propositive del gruppo - fa una confusione bestiale tra quello che legge - le parole di suo padre - quello che si vive - non parla più di lei e dei suoi - finalmente dopo innumerevoli sforzi scopriamo che da settimane non rientra a casa - tentiamo di comunicare - in qualche momento di lucidità ci mette in crisi - "state a parlare di ribellione e ancora nessuno ha una casa propria - magari qualcuno potesse ospitarmi" - arriva sua madre al bar Magenta - una donna di due quintali - subumana - seguita dal padre che ci fa una scenata portandoci tutti in Moscova dai carabinieri- noi siamo muti come pesci ma è questione di giorni - qualche tempo dopo scappa di casa nuovamente - torna gonfia da paura - si mette a fare la vita con gli stessi di prima - poi suo padre la chiude in camera - sarà la sua prigione per molto tempo - qualcuno anni dopo l'ha vista nelle strade di corsica -insieme alla madre - uguale alla madre.



Gabriele . capelli sempre in piedi - un ex autonomo che scappa dall'eroina e dalla decadenza dei circoli - <<alle mie spalle ci sono solo macerie>>



Tante volte mi sembra di essere un sopravvissuto a un'epoca precedente - mai vissuta però.



I Disorder rimangono affascinati dall'ambiente di Correggio - così non se ne vogliono più andare - coinvolgono nella loro quotidianità trash alcune decine di punx milanesi - mai come adesso si vedono zombie sconvolti sulle scale e negli androni di Correggio - il cantante inglese è instancabile - una bestia selvaggia - vuole organizzare un laboratorio di sintesi di una droga di sua invenzione a base di alcool e marijuana - dalle cantine dove piazza il suo marchingegno escono mostri umani - chi urla chi piange chi sparisce per qualche giorno e poi torna col genitore incazzato - fimchè dopo un incendio che brucia peli e capelli a una decina di loro - i compagni della casa uniti ai punx militanti saranno costretti a ricordare agli inglesi la scadenza del loro biglietto aereo.



Quando ritorno alla carboneria di Correggio mi avvolge la depressione - la tristezza di Manuela è un incubo verde al fluoro - rivivo la sua infanzia come i fotogrammi di uno spaventoso incidente stradale al rallentatore - ma sono quasi insensibile.



"Sono l'ultimo dei parassiti - avevo conosciuto una donna a Berlino - ero suo prigioniero - il mio destino era chiuso dentro lei - dentro il suo culo - poi la storia è finita non so neanche come o perchè - il mio sogno è finito facendomi esplodere il melone - sono incasinato - senza casa - senza senso."



Così si era spento anche Danilo - in quell'angolo davanti alla saracinesca chiusa di Buscemi - tremante seduto sul gradino - le braccia avvolte sulle gambe che gli coprono la faccia smorta- "non credere - sono quello di prima - il mio obiettivo è il caos totale" - "si Danilo - ok - è tutto una merda - hai ragione"



"E' tutta colpa della morale giudaicocristiana" - inizia così le sue divagazioni Daniele - "é un urlo disperato contro l'educazione che ci hanno inculcato per anni - ci impongono le loro scelte - come per me che lavoro in posta da una vita - è una vita di merda - è la logica del sacrificio - una logica incontestabile - quando sei giovane sbatti contro il muro del conformismo e ti fai solo male - quando invecchi sei troppo ferito per sbatterci ancora - e allora ti adegui... Una vita in posta - Una vita IMPOSTA" - dopo questo gioco di parole inizia a bere come un otre - un pò l'autocompiacimento per la battuta - un pò l'estrema tristezza della sintesi sulla sua vita.



Non potete capirci - noi siamo fiori nella spazzatura



<<Noi preferiamo che la nostra venga definita non-musica - è rumore, non musica >>



- sul palco in effetti siamo sull'astronave del nostro passato sregolato - "No Fun - non c'è stato niente di divertente - restano solo ricordi spappolati - No Fun - cosa ci resta? - Cosa ci resta?"


lunedì 2 ottobre 2017

Grazie a dio(Porco) non cambierò mai.


Sono completamente immerso nella lettura di “costretti a sanguinare – il romanzo del punk italiano 1977/1984”  e realizzo che una sostanziosa parte del malcontento che mi ha sempre accompagnato dall’adolescenza in poi, si spiega col fatto che nel periodo storico-culturale che sto vivendo non c’è un movimento collettivo di protesta a cui aggrapparsi.
Parliamoci chiaro, uno potrebbe sempre mollare tutto per andare in Africa a costruire ospedali o salpare con quelli di Greenpeace per salvare balene dalle fiociniere giapponesi nell’oceano pacifico – bisogna giusto avere qualche decina di migliaia di euro da parte-. Fossimo meno avventurosi e più avvezzi allo sballo si potrebbe trasferirsi a Londra o Berlino , incontrare qualche pseudo artista e tentare di smuovere la coscienza di qualche persona organizzando mostre ed eventi trasgressivi – c’è ‘sto mio amico che viveva con dei freak in uno stabile squattato, nel piano interrato organizzavano feste grezze con deejay e strane droghe sintetiche, al primo piano esposizioni, mostre fotografiche, proiezioni e simili.
Londra in effetti è pur sempre Londra, anche se non è più il ’77.
Ma qui da noi? 
Philopat racconta di decine e decine di ragazzi minorenni o appena oltre i diciott’anni che vivono in comuni e cercano, nel loro piccolo, di cambiare il mondo, o almeno la città in cui vivono, stampando manifesti e riviste fotocopiate o ciclostilate in mille o duemila copie, organizzando manifestazioni contro le basi militari, contro il circuito mainstream dei concerti musicali, contro il sessismo, il fascismo, la guerra, la fottuta capitalistica borghesia benpensante ed altro ancora.
E noi, invece?
Il punk è morto, i sessantottini sono in pensione da un pezzo, gli anarchici si sono estinti, le case occupate e i circoli ricreativi non esistono più. 
Ed io affermo l’esigenza di avere un cazzo di buco dove i giovani possano ritrovarsi ed organizzare attività sovversive alla Monkey Wrench Gang: occupiamo la piazza del paese per un paio d’ore, suonando musica e distribuendo volantini in cui spieghiamo dove vanno veramente i soldi delle tasse, come mai c’è una ditta che ogni 3 anni rifà le strade del comune che poi puntualmente si dissestano tornando esattamente com’erano prima, come mai sparsi per il paese ci sono 35 stronzissimi giganteschi inguardabili contenitori arancioni a bordo strada nessuno dei quali contiene un autovelox; andiamo sotto casa del mafioso comandante dei carabinieri e buttiamogli giù i vetri della porsche, chiediamoci –cazzo- come mai il comandante dei carabinieri guida una porsche; organizziamo un sit-in davanti all’isola ecologica – che cazzo di nome, poi, isola ecologica – incateniamoci lì davanti e spegniamo quel cazzo d’inceneritore; prendiamo dei megafoni e spieghiamo agli onesti disinteressanti & indifferenti cittadini dove va realmente l’immondizia “Differenziata”; Andiamo negli uffici della regione, tutti uniti, in 50, 80, 100, vestiti di verde di giallo di blu e di viola e -come quel gruppo punk milanese di sole donne lanciava dal palco assorbenti insanguinati-  riversiamo sacchi d’interiora d’animali negli uffici dei responsabili al controllo della rete idrica che –sbadati- non si sono mai accorti dei Pfas; Prendiamo trenta sessanta duecento bombolette e lasciamo murales come Bansky ed Haring su tutti i muri pubblici che ci capitano a tiro; piantiamo semi di ganja in ogni aiuola e in tutte le zone verdi fuori dal centro paese. Scriviamo, cantiamo, disegniamo, gridiamo, balliamo, ci sarà qualche stronzo che ci ascolta.


Accendo la tv e vedo le immagini degli scontri in Catalogna. Vorrei essere lì a lanciare molotov sugli sbirri. Se lo stato ti smanganella in faccia, ammazza lo stato. Se quelli coi vestiti anti sommossa i caschi e le armi hanno famiglia e figli non m’importa, avrebbero dovuto scegliere un altro lavoro. Non ci sono mezze misure, la legge non è uguale per tutti, “forze dell ordine” è una definizione eufemistica, gli stronzi in divisa fanno il volere dei porci quattrinai, il loro lavoro è mantenere gli animali dentro al recinto, non sono lì per proteggerti, sono pastori, guardiani, aguzzini.


Così parlo parlo e parlo da solo , voglio rompere il recinto a costo di farmi sparare in faccia da qualche sbirro di merda, voglio essere il mingherlino che tutto solo si mette davanti al carrarmato in piazza Tienanmen, voglio negare il passato e cambiare il futuro.


Voglio pisciarVi in faccia, voglio la Decadenza, voglio il Punk, voglio Dada.
Perché come disse Tristan Tszara
Dio e il mio spazzolino sono Dada, anche Bill Lee può essere Dada, se non lo è già.


Invece me ne sto in casa a mangiare panini –non ho nemmeno voglia di cucinare- e leggere romanzi, non esco neanche più perché vedo solo bar dappertutto; birrerie, pub e bar pieni di gente che non ha mai imparato a pensare, gente lobotomizzata che pensa d’informarsi guardando la tv, che pensa:
La storia che mi hanno insegnato è quella giusta, le altre versioni sono sbagliate,
La religione che mi hanno insegnato è quella giusta, le altre sono stupide
Tifo la squadra per cui tifa mio padre, voto il partito per cui vota mio padre, rinnego qualunque idea diversa dalla mia senza nemmeno stare a sentirla NON HO TEMPO DA PERDERE DEVO ANDARE A LAVORO COME LO PAGO L’AFFITTO SENNò!?!?!?  le cose non si possono cambiare, chi va al potere è corrotto e lo sarà sempre, se fossi Silvio ne avrei scopate di più, io sto bene nel mio piccolo e se posso rubo qualcosa al vicino di casa, se trovo un portafoglio per terra me lo tengo, sono furbo, non sono mica un coglione, odio gli immigrati che dovrebbero starsene a casa loro, ma non lo sanno che qua non c’è lavoro neanche per noi? E chi è che ha deciso di dargli 35 euro al giorno? Me li dessero a me che ho una compagna e non ho neanche i soldi per comprargli le adidas al bambino.  Io che affermo la necessità di salvaguardare le piccole imprese, le varie realtà di paese, e faccio spesa e shopping solo nei centri commerciali; IN ITALIA ABBIAMO IL CIBO Più BUONO DEL MONDO e il sabato sera vado al sushi che costa meno, il mercoledì al McDonald che il bambino vuole l’happy meal, un paio di sere a settimana vado a puttane che devo sfogarmi, no, si, vabbè quelle sono immigrate ma è diverso, alla fine l’importante è sborrare, no?



Tu sei folle, io non significo nulla.



So what, so what. So what if I see through the lies. So what if the people I despise Twist my arm and make me work, I'm no deaf, no fucking jerk. I'm no spastic lying in the street. I'm no superstar elite. I'm just a person, a human being. NO YOU'RE NOT, YOU'RE A PART OF THE MACHINE. You're a part our machine because we want you to be. We've got you now and you'll never be free



venerdì 29 settembre 2017

Costretti a Sanguinare - Marco Philopat


Ottobre 1977 - esce in mille copie <<Dudu>> - Dada+Punk - foglio di agitazione dadaista - <<In fondo a noi non ce ne frega niente - neanche della musica punk o dei punk - a noi interessa solo l'abolizione del futuro e della memoria>>.



Settimana prossima devo andare a fare i tre giorni di visita militare - sulla mia strada non ne avevo conosciuto uno che fosse a favore della naja - poi mia sorella - il nichilismo dei punk e degli anarchici - mi hanno trasmesso l'odio profondo per le caserme e per il puzzo delle divise - il mezzo più semplice per evitarlo è la mia magrezza - quindi inizio una cura all'anfetamina bestiale - non mangio non dormo per quasi una settimana - il primo giorno . un sabato - mi presento come una stecca di biliardo rigida - tutto saltellante - capelli rosso fuoco in piedi - pantaloni scozzesi cernierati - maglietta con le maniche lunghe tipo camicia di forza - sguardo da pazzo invasato - nello stanzone pieno di idioti provinciali coglioni figli di papà patetici futuri parà - i carabinieri mi prendono per il culo per tre dannate ore -



Siamo alla disperata ricerca di un'identità fuori dal conformismo - fuori dall'inedia - sanguinare fa parte della nostra vita.



Partiamo ai primi di Agosto - la prima tappa è Zurigo - poi Dusseldorf - Stoccarda - Amburgo - incontriamo molti punx in ogni città tedesca - gruppi che girano per il centro con cassette di birra - ubriachi ascoltano musica punk scatenata nei tunnel della metro - attaccando la corrente nelle prese per rasoi da barba nei cessi - dormiamo in case occupate - in quelle fighette degli hippie o in latrine dove vivono i punk di strada - qualche volta ci tocca dormire in stazione - come ad Amsterdam dove siamo sconvolti 24 ore al giorno tra hashish e trip - alla fine non ci conosce nessuno e ci tocca dormire insieme ai tossici italiani in stazione - scappiamo a Copenaghen - arriviamo il sabato ed assistiamo prima ad uno spettacolo teatrale di strada stupendo - attori e attrici nudi in un fango verde simulano i rapporti umani - poi andiamo a Cristiania - quartiere occupato dove prima di entrare devi percorrere "the way of drugs" - zeppa di bancarelle che vendono proprio di tutto - fumiamo dell'erba alla dinamite - il sabato sera tutti gli abitanti di quella zona si trasformano in satiri - un macello totale - una nottata da paura - la vista va fuori fuoco - scorci brandelli e frammenti di vita mi scorrono davanti come ombre - Cristina vola più in alto - mi si annebbia l vista e perdo la parola - sento musica orientale - un vecchio suona un liuto cinese - divento un essere strisciante - mi perdo nella folla - non ho una mappa - non conosco la lingua - in un luogo sconosciuto - una filippina a torso nudo mi adesca - mi prende per mano - entriamo in un bar fetido pieno di rocker - Hell's Angels - quello più enorme - quello più enorme barba lunga ghigno nibelungo si avvicina "Cazzo vuoi" - tira fuori l'uccello e si mette a pisciare sulla gamba della mia sedia -corro lontano - lontano dietro angoli nascosti - solo al mattino incontro la ragazzina che ci ospitava - rovinosamente ciucca - mi porta a casa sua distruggendo sulla strada la vetrina di un negozio di alta moda in centro - questa pazzoide non ruba neanche - mi molla in una stanzetta di due metri quadri - dove ci sono tutti gli altri - Cristina dorme vicino a Fabione - Muscoletto è sistemato sull'armadio - Sveglio tutti "Dai si va a Londra".

martedì 12 settembre 2017

Spremo il dentifricio in maniera diversa


Spremo il dentifricio in maniera diversa

Condisci con codici sadici
 banali e stitici dialoghi
  analoghi archetipi tipici
 lisci ingegni da invalidi
stitici amici già visti
   simili a cimici tristi
   complici in calici alcolici
  ridono risi sardonici
con Fighe di serie mai serie e ferie giù ai tropici-

Non serve che mi aiuti mentre cado fra i dirupi
Spinto giù da vecchi lupi lesti a mettersi seduti
Se li vedo tra sorrisi Disonesti stanno muti
Ma alle spalle si fan cupi e m’annegano di sputi.

Al porto porta il porto d’armi che riporto danni da anni ma non può importarmi
È tardi e tristi tarli deridono doni d’altri,
redimono sarti coi sandali in saldi
Reprimono santi sordi che s’esprimono a gesti sconci ma onesti
e lanciano lance e dardi su scorci trascorsi tra sorci morti e risorti e insetti inserti in sert sporchi, non senti i porchi?  I botti, Le note notti, Finiti i finti rintocchi, tinti ritocchi, ti trucchi gli occhi rossi indossi i tacchi e salti frasi gradi e gradini
Grandini grandi giudizi divini su tizi marci nascosti sotto ponti,
punti tanti spunti intelletti tonti unti e spanti in letti spenti e pentiti
d’estate puntate fra smunti tuoi pari, impari e impali, magari tra i gravi ed avidi spari, divisi tra i fari e i divani di bari, spali cadaveri invalidi d’avi con fisici tisici fra grevi visi di giovani vani. 
Ceni in scenari osceni e scene piene di iene sceme
che legano insieme fedi in destini, investono in vesti in intimi e in tini
 vuote le teste che stimi di zero valore
 pieni gli intestini che fanno rumore
 l’amore che muore, un tumore che reca calore ad oche d’ogni dove ove piovon borse d’orse e rose su mosce mosche irose, grande! nuove cose?? Macchè, facce stanche senza lode, menti erose, storte, esplose in morse, marce, corrose, nere, arse dalla tele
oscena visione d’un mondo in decomposizione  ad alta frequenza
-non possono starne senza-, starnazzate di tendenza, se non vedono amo e lenza
Pazienza, ormai è scritta la sentenza che già avanza,  
 memorie corte  nella stanza getto benza  speriamo che la morte se le prenda

 e concluda questa cazzo di faccenda.




lunedì 11 settembre 2017

Il diario di Bernardo Soares


Rifiuto la vita reale come una condanna. Rifiuto il sogno come una liberazione ignobile.


Perché di fatto la banalità è una forma d’intelligenza e la realtà, soprattutto se è stupida o ingrata, è un complemento naturale dell’anima.


Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la vita: l’intelligenza che c’è in questa stupidità.


La monotonia delle vite comuni è apparentemente terribile, che vita è la vita di questo uomo? Mette da parte lentamente denaro lento che non intende spendere. Sta a Lisbona da 40 anni e non è mai stato a teatro; si ammalerebbe se dovesse lasciare definitivamente la sua cucina, e il suo sorriso nel chinarsi dall’altra parte del banco esprime una soddisfatta, grande, solenne felicità. Egli non simula e non ha motivo di simulare. Se sente questa felicità significa che ce l’ha davvero.


Rivedo, con meraviglia sgomenta, il panorama di queste vite e , nel provare spavento e pena e sdegno, mi accorgo che non provano spavento né pena né sdegno proprio coloro che ne avrebbero tutto il diritto: coloro che vivono quella vita. E’ questo l’errore centrale dell’immaginazione: essa suppone che gli altri sono noi e che devono sentire come noi. E se la vita è essenzialmente monotonia, in realtà quell’uomo è scampato alla monotonia più di me. E continua a sfuggire alla monotonia più facilmente di me. La verità non è sua e non è mia perchè la verità non è di nessuno. Ma la felicità è sicuramente sua.





Mi perdo se m’incontro. Dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, ma non mi appartengo. In fondo la vita è in sé stessa una grande insonnia e c’è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo.





sabato 9 settembre 2017

Bernardo Soares


La schiavitù è la legge della vita e non c’è altra legge perché questa deve compiersi, senza possibile rivolta o rifugio da trovare. Certuni nascono schiavi, altri diventano schiavi. L’amore codardo che tutti noi proviamo per la libertà (libertà che, se la conoscessimo, troveremmo strana perché nuova, e la rifiuteremmo) è il vero indizio del peso della nostra schiavitù. Io stesso, che ho appena detto che desidererei una capanna o una grotta per essere liberato dalla noia di tutto, che poi è la noia che provo per me, oserei forse andare in quella capanna o in quella grotta consapevole che, dato che la noia mi appartiene, essa sarebbe sempre presente?


Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso!


Tutto è noi e noi siamo tutto. Ma a che serve questo se tutto è niente?










venerdì 8 settembre 2017

Denti Bianchi - Zadie Smith (estratti)




La merda non è la merda, i piccioni  sono la merda



Le gambe e le braccia parlavano un dialetto leggermente diverso da quello del sistema nervoso centrale



Me li haaannooo buttati giù! Ma io dico, se anche viene la fine del mondo, il signore forse si preoccupa se non ho i denti?



Un milione di esseri umani persero una vita che, tanto, avevano già imparato a non prendere sul serio.



Continuò di questo passo, con una parola che fluiva dopo l’altra, senza punteggiatura né interruzioni per prendere fiato, e con lo stesso tono melassoso – ci si poteva quasi accovacciare nelle sue frasi, ci si poteva quasi addormentare dentro.



Vai a casa e riposati un po’. La mattina il mondo è nuovo, tutte le volte.  Amico… la vita non è facile.



Una più accurata indagine negli archivi della Grange Library locale avrebbe rivelato che sir Edmund Glenard era stato un colonialista di successo che in Giamaica aveva guadagnato un notevole quantitativo di denaro con la coltivazione del tabacco o, piuttosto, controllando vasti appezzamenti di terra dove il tabacco veniva coltivato. Dopo vent’anni di tutto questo, avendo ammassato molti più quattrini del necessario, sir Edmund si era rilassato nella sua imponente poltrona di cuoio e si era chiesto se poteva fare qualcosa. Qualcosa capace di accompagnarlo verso la vecchiaia avvolto da un alone di bontà e stima. Qualcosa per la gente. Quella che vedeva dalla finestra. Là nel campo.



Comunque 84 non sono 77 e nemmeno 63. A ottantaquattro anni, di fronte si ha solo la morte, fastidiosa nella sua insistenza.



Che cosa, in questo secolo così poco amabile, ci ha convinti che malgrado tutto siamo da amare come persone? Che ci ha portato a pensare che chiunque non ci ami sia in qualche modo danneggiato, mancante di qualcosa, mal funzionante?




Poi le posò sulla fronte un bacio che sembrò un battesimo, e lei pianse come una bambina.



giovedì 7 settembre 2017

Denti bianchi - Zadie Smith



Archibald Jones  



Clara aveva 19 anni, Archibald 47. Sei settimane dopo erano sposati.



…Ma non Archie. A un mese dal matrimonio aveva già quell’espressione spenta che hanno gli uomini quando vi guardano attraverso.



Proprio come in televisione! E’ questo il complimento più superlativo che Archie riesca ad escogitare per qualunque avvenimento reale. Tranne che “questo è anche meglio che in televisione!”





Samad Iqbal



I nostri figli saranno il frutto delle nostre azioni. “le nostre sciagure saranno i loro destini”.



Non era possibile, e Samad lo sapeva, che quella donna provasse per lui un qualche interesse erotico. Ma si guardò lo stesso attorno alla ricerca di Alsana e continuò a far tintinnare nervosamente nella tasca le chiavi della macchina. Sentì qualcosa di freddo scendergli sul cuore e capì che era paura del suo Dio.



Samad, quando l’organo di un uomo sta eretto, due terzi dell’intelletto di quest’uomo se ne vanno.



E’ odioso che ci vengano ricordati i nostri figli mentre si sta calcolando l’esatta sfumatura e la rigidità di un capezzolo capace di rivelarsi attraverso il reggiseno e la camicetta.



Sbirciò nel corridoio verso la figura indistinta di Joyce oltre il vetro e si grattò i testicoli, tristemente. Samad indossava il suo abbigliamento da televisione: maglioncino sgargiante dallo scollo a V, con lo stomaco che lo tirava come se sotto ci fosse stata una boule per l’acqua calda, e un paio di calzoncini di lanetta fantasia dai quali sbucavano due gambe magre, eredità di quando era giovane. Se vestito da televisione, Samad era incapace di agire
[…]
“Perché non fai qualcosa , signor Iqbal? Mandala via. Invece  di startene là con in mostra la tua pancia sfatta e il tuo minuscolo pisello”.
Samad sbuffò e ricaccio sotto la fodera interna dei calzoncini la causa di tutti i suoi guai, due enormi palle pelose e il pene moscio, dall’aria sconfitta.




L'O'Connell



Bisogna “conoscere” il locale. Ad esempio ci sono ragioni che spiegano perché O’Connell è una sala biliardi irlandese gestita da arabi e senza tavoli da biliardo. E ci sono ragioni che spiegano perché il pustoloso Mickey è disposto a cucinare patate, o uova e fagioli, o uova, o patate e fagioli o fagioli patate uova e funghi ma non , per nessuna ragione al mondo, patate, fagioli, uova e pancetta. Ma bisogna frequentare il locale per avere queste informazioni.



L’ultimo sconosciuto che ricordavano di aver visto arrivare era stato il contabile di Samad, un omino con la faccia da topo che aveva tentato di parlare con le persone dei loro risparmi (come se i clienti dell’O’Connell avessero dei risparmi!) e aveva chiesto non una, ma due volte, il sanguinaccio, malgrado gli fosse stato spiegato che là dentro non si serviva maiale. Era successo attorno al 1987, e non era piaciuto a nessuno. E ora, che cos’era questo? Erano passati solo cinque anni, ed eccone un altro, questa volta tutto vestito di bianco – pulito in modo offensivo per un venerdì sera da O’Connell – e ben al di sotto dell’età richiesta (Trentasei anni). Che cos’aveva in mente di fare, Samad?



Nella famiglia allargata di Mickey vigeva la tradizione di chiamare Abdul tutti i figli, per insegnare loro che era vanità assumere uno status più alto di quello degli altri uomini, il che andava benissimo, ma negli anni formativi tendeva a causare confusione.



Alla fine O’Connell. Inevitabilmente, O’Connell. E solo perché da O’Connell si poteva essere una famiglia, senza proprietà o status sociale, senza gloria passata o speranze future… Fuori poteva essere il 1989, o il 1999 o il 2009, e ci si poteva ugualmente sedere al banco con il maglioncino dallo scollo a v che si indossava al proprio matrimonio nel 1975,  1945, o 1935. Qui non cambia niente, le cose vengono riraccontate, ricordate. Ecco perché i vecchi amano il locale.
Ha tutto a che fare col tempo. Non solo per la sua immobilità, ma per la sua pura, sfacciata quantità. Quantità piuttosto che Qualità. E’ difficile da spiegare. Se solo esistesse un equazione… Qualcosa come:

TEMPO PASSATO QUI
-------------------------------  GODIMENTO X MASOCHISMO =  ragione per 
TEMPO CHE AVREI                                                                la quale sono
POTUTO  PASSARE                                                            un cliente fisso
 UTILMENTE ALTROVE








I Chalfen 



Ho descritto una scuola dove ho lavorato e dove ho dato a tutti gli scolari un vaso di Busy Lizzie, invitandoli a prendersene cura come mamma o papà si prendevano cura di un neonato. Ognuno dei ragazzi ha scelto il genitore da imitare. Un bel bambinetto giamaicano, Winston, ha scelto il padre. La settimana dopo la madre mi ha telefonato chiedendomi perché avessi detto a Winston di nutrire la pianta a Pepsi Cola e di piazzarla davanti al televisore.


                                               --------


<<Datevi una calmata, belli>> disse Millat, sospettoso. <<Non era un cazzo divertente.>>
Ma i Chalfen continuarono. I Chalfen facevano raramente delle battute, a meno che non fossero eccezionalmente fiacche o a base di numeri o entrambe le cose. Che cosa dice lo zero all’otto? Bella cintura.



“Oscar, guarda, Irie è tornata a trovarci! Guarda che faccia fa, Irie… si chiede dov’è Millat. Non è vero, Oscar?
<<No.>>
“Oh Santo cielo, certo che si. Dì ad Irie il nome della nuova scimmia, Oscar, quella che ti ha dato papà.”
<<George.>>
“No, non George. L’hai chiamata Millat la scimmia, ricordi? Perché le scimmie sono dispettose e Millat è come loro, vero, Oscar?”
<<Non lo so. Non m’importa.>>
“Tutti vogliono bene a Millat, non è vero, Oscar? Noi gli vogliamo molto bene, non è vero, Oscar?”
<<Io lo odio.>>
[…]
“Perfino Oscar, anche se ha solo sei anni, è più intelligente di lui”
<<No, non è vero. >> Disse Oscar, tirando un calcio ad un garage di lego che aveva appena costruito. <<Io sono il più cretino del mondo>>.
”Oscar ha un quoziente d’intelligenza di 178” sussurrò Joyce. “Fa tremare le vene perfino a me che sono sua madre”.
“Uao” disse Irie, voltandosi con il resto della stanza ad ammirare Oscar che tentava d’inghiottire la testa di una giraffa di plastica.



Millat


Quando raggiunse Marble Arch era così infuriato che chiamò Karina Cain da una cabina telefonica  e la mollo senza tante cerimonie. […] Ma di Karina Cain gli importava, perché era il suo amore, e il suo amore poteva essere solo suo e di nessun altro. Karina doveva essere protetta come la moglie di Al Pacino in Scarface. Doveva essere trattata come una principessa. Doveva comportarsi come una principessa. In una torre. Tutta coperta.



giovedì 31 agosto 2017

Sbucciandomi





Sei ametista preziosa quando ti sorrido a testingiù
Su
bacia le mie incertezze con le labbralbicocca.
Bambina non sei mai / io rovescio nocciole dalle tasche infinite,
sguardo testa storta da meticcio curioso senza tempo
Il sole non ti basta ma io ti giuro di si / un uragano non è nulla se lo attraversi sorridendo
 e più la schiuma si scioglie più mi perdo nella polvere di zucchero cosparsa sull tuo soffice ventre appetitoso.
Avrai nuvole per cuscini, onde per lenzuola;
 Aggrappandoci al cielo squarceremo il firmamento
trascinando fiori stellari come bombe nell’oceano,
 illuminando i delfini eleganti che odiano il buio
come io odio il buio
 perché se non posso vedere devo solo sentire
 e lì l’equilibrio è sottile
 lo sai che basta una carezza rovescia, una piuma sporca, neve rossa che congela la faccia
la tua schiena indefinita in lontananza
 sotto il pesco che non dice una parola.
Le ginocchia sui sanpietrini a guardare il tempo passare e le anime rimanere,
 avvolte dal poroso nulla che ricopre la città.
Insegnami chi sei, ho tutte le parole che vuoi
ma non ho la forza per contenerle;
Si rovescia l'immensa valanga spumosa
e ti lascia a soffocare sotto la frana del mio amore pulsante.

A rate puoi avere
l’eternità


martedì 29 agosto 2017

Sogno e son desto



Sono in questo posto tipo fiaba dark alla Tim Burton quand’era giovane o alla Tideland. Lo percepisco più che vederlo, perché non si vede quasi nulla, c’è buio, troppo buio, attorno a me sento delle presenze nell’oscurità, sui muri intravedo delle bocche con denti storti e lingue che si muovono in modo grottesco, sono angosciato perché devo superare qualche prova che non ricordo ma so che ci riesco perché tutto s’ammorbidisce e mi ritrovo in mano, come premio, questo libretto che contiene un misto di foto di me coi miei cugini quand’ero piccolo e fumetti che non ricordo di aver mai letto.
Mi sveglio. Sono le 2.20. Mi giro dall’altra parte.
Sono su una strada asfaltata in mezzo ad una foresta con alberi enormi, direi sequoie; poco lontano da me, una vecchia evidentemente fuori di testa mi scaglia addosso delle pietre ed inizia ad inseguirmi inferocita, nel frattempo sta passando un’auto, è verde e lunga tipo una passat, l’afferro mentre mi passa affianco e mi faccio trascinare volando, senza che i piedi tocchino terra, appeso all’angolo dell’automobile; Mi volto e vedo la vecchia che ci insegue correndo alla nostra stessa velocità. Ad un certo punto siamo fermi, sto parlando con la vecchia, non so cosa le dico ma lei è calma e tranquilla. L’accompagno ad una casetta di legno molto carina; davanti alla casa una piccola veranda sempre in legno e tre o quattro gradini da salire. Sulla porta una signora, davanti alle sua gambe una bambina che avrà tre o quattro anni e lì vicino una bicicletta arancione quasi completamente arrugginita, sul davanti un cestello che contiene qualcosa che pare una bombola, un estintore o qualcosa del genere. La bambina chiama l’estintore per nome, quasi fosse un suo amico. Almeno questa è l’impressione che mi da, anche se non ricordo che nome utilizza. La vecchia ora non ha più energie, non riesce a correre, anzi cammina a fatica, zoppica vistosamente e devo aiutarla a salire i gradini e ad entrare in casa. Però è felice, la signora sulla porta dev’essere sua figlia e la bimba dev’essere sua nipote, così ho deciso; la vecchia non l’aveva mai vista perché anni fa ha litigato con la sua unica figlia e s’è ridotta a vivere da sola, diventando cattivissima e super veloce. Ora le tre si vogliono bene e ridono felici. Appena entro in casa vedo un’altra donna, anzi una ragazza, è molto bella ed è lì per me, mi sorride, mi prende la mano e m’accompagna nella sua stanza dove si sdraia immediatamente sul letto, io la bacio ma subito suona il telefono sul comodino, allora la ragazza mi dà le spalle e risponde; la telefonata sembra infinita, lei parla e parla mentre io la mordicchio e lei cerca di farmi smettere, sempre sorridendo, è divertita dalla mia fame, non infastidita, ma la telefonata va avanti ed io sto impazzendo. Lei è in carne ma molto molto bella poi mi trovo in mezzo ai miei amici che si stanno mettendo d’accordo per dire tutti ai loro genitori di essere stati in vacanza in Croazia; devono nascondere la vera meta delle loro vacanze, che non riesco a capire. Sarà Amsterdam o qualche festa matta in giro per l’europa dove non si fa altro che bere drogarsi e ballare, non so, non so niente ma sono sicuro che in Croazia loro non ci sono stati; sono in piedi in camera mia, è notte e la portafinestra è aperta, vedo la strada fuori, c’è molto buio, sento una presenza dietro di me e subito qualcosa mi afferra la maglia, in basso, all’altezza del culo, e mi tira indietro e in giù, cerco di girarmi ma non vedo cos’è, la stretta è continua, probabilmente è un cane che mi ha azzannato e non vuole mollarmi, cerca di trascinarmi indietro e io vorrei urlare ma non ci riesco.
Mi sveglio. Sono le 3.40.
La sveglia è puntata alle 4.50, poi si va a lavoro.

Queste cazzo di notti sono sempre più impegnative.

lunedì 28 agosto 2017

Non avevo capito niente - Diego De Silva




Io, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, lepersone sbagliate, le risposte che non ho dato, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati



La verità è che ci son persone che hanno la capacità di beccarti nella tua versione più insulsa, di farti esprimere sempre al minimo delle tue potenzialità.



Hai voglia a dire che non te ne frega niente degli altri, invece ti frega. I corpi si sentono osservati. E’ proprio una loro caratteristica. E quando i corpi si sentono osservati, generalmente tendono ad imbranarsi.



E la cosa stupefacente è che è addirittura sincera. Quando dice che non trova un baricentro  sente davvero la mancanza di un baricentro. E’ così rimbambita da se stessa, da essersi abituata a pensare coi baricentri, i lenzuoli che non tornano puliti dopo un ultimo lavaggio, gli attriti emozionali, gli sgabuzzini interiori e tutte quelle puttanate lì.



Le dico che per quindici anni ho fatto finta di darle ragione.
Le dico che quella che spaccia per introspezione scientifica è buonsenso da salotto universitario.
Le dico che è una sopravvalutata, dunque non ha la più pallida idea di cosa voglia dire meritarsi qualcosa. E’ una mediocre come tutti gli altri (me compreso). Solo che mentre noi arranchiamo lei guadagna quello che vuole.
Le dico che la sua infondata affermazione professionale è la prova tangibile di quanto in basso siamo caduti tutti quanti.
Le dico che i suoi pazienti, tolti quelli che vogliono semplicemente scoparsela (che almeno hanno un movente) sono dei cafoni arricchiti che usano la psicanalisi come surrogato dei libri che non hanno letto.
[…]
Poi torno alla realtà, il posto dove abito e in cui non sarò mai capace di fare quello che penso.
E poi chissà se veramente lo penso.



Solo uno che si crede un genio, cioè un cretino, può pensare una cosa del genere.



Non  so se penso davvero quello che dico, o cerco solo di non dire niente di sbagliato. E allora va a finire che non parlo e faccio la figura di quello che non ha niente da dire



L’amore, se posso dire quello che penso, è una malattia della dignità. Agisce per picchi ed inabissamenti.



E poi c’è la malinconia cosmica, che minaccia l’evoluzione.



Tu invece ti trascini in questa specie di metadone dei sentimenti nella speranza che le cose s’aggiustino, ma per questo genere di guasto non c’è cura e non c’è riparazione.



Sono davvero poche le volte in cui ho avuto le idee chiare nella vita. E non parlo delle scelte ponderate, del bilancio dei pro e dei contro, quelle cazzate lì dove si cerca il giusto mezzo che poi rende i giorni penosi.



Invece stamattina non mi va proprio di lasciar correre, perché non è possibile che ogni volta che esci di casa devi ingoiare la tua brava cucchiaiata di merda

Perché le volte che tiri fuori i coglioni, anche se poi li rimetti dentro, per un po’ ti restano addosso. E’ una specie di strascico estetico della virilità, una carica che continua a mandare spruzzi di energia alla gente che passa.




-          - Oh stà a sentire, mica sei venuto per offendere?
-          - Avvocà, ho detto solo quello che penso, mica quello che penso è la verità!