venerdì 23 febbraio 2018

Yair




Yair – Che tu sia per me il coltello // D. Grossman


Time is circular, reality chains us.  our life is just a life
All or nothing, my words are so heavy. Every day wasted is a crime
Certain silences reduce you to dust. I'm afraid I lost too much on the street
I'm fed up with masturbating with words. Order reality to leave us free

When Thoughts don’t clash with those of another are capable to gallop to the ends of the world
Ask for once to be able to cry another's tears. I ‘m wise especially ‘bout things I don’t know
What do we have to do with reality? You can feel an interior trim fray. Soul is torn.
I will not fall in love with you. What’s between us is already too much to be love.
Correct me if I'm wrong. Correct me if I’m wrong. Correct me, correct me, please tell me I’m wrong.


Love is that you are the knife with which I ransack in myself
You’re dangerous for my health
When a sad, heavy sweetness rain on the earth.
I shout without a voice, with all my strength
Be the knife with which I search in myself
Be the knife that digs. Digs in myself


With a solemnity that exists only in pacts between children I write unheard of nonsense
because I want my stupidity to penetrate you too
how is it possible for a man so hungry for love to insist on gorging on snacks?
 You can’t hide you.  but where were you when life taught it to us two?

I think insignificant things but my thoughts had rhythm.   To make you bubbling inside of me.
There is a clear distinction between solitude and the struggle for intimacy
Recipe for happiness: To believe in what is indestructible within you but not to aspire to it.
It’s easy to want not to be, to give up everything.
And you suddenly know that the world exists. Which is nice,
even if your mind is not clear enough to fully appreciate it beauty        
                       

Love is that you are the knife with which I ransack in myself
 You’re dangerous for my health
When a sad, heavy sweetness rain on the earth.
I shout without a voice, with all my strength
Be the knife with which I search in myself
Be the knife that digs. Digs in myself


My soul has curled up. I wanna taste your face.
We’re similar like two cups broken at the same place
How long will I still be able to turn this sperm into ink?
Autumn nectar.  We will rot here, together, in (piss and) shit.


Love is that you are the knife which I plunge into myself
 You’re dangerous for my health

But please stay here and Kiss my tears
Be the knife that can rip my fears

Our bodies now dissolved into each other
had become the point of arrival of passion, no longer the means of satisfying it.
It's so beautiful that’s not even excite me.
We are now the same meat and it’s really terrible.

                       



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Il tempo è circolare, la realtà ci incatena. la nostra vita è solo una vita
Tutto o niente, le mie parole sono così pesanti che ogni giorno sprecato è un crimine
Certi silenzi ti riducono alla polvere. Temo di aver perso troppo per strada
Sono stufo di masturbarmi con le parole. Ordina alla realtà di lasciarci liberi

Quando i Pensieri non si scontrano con quelli altrui sono capaci di galoppare fino ai confini del mondo
Chiedi una volta di poter piangere le lacrime di un altro. Sono saggio soprattutto per le cose che non so.
Cosa c’entriamo con la realtà? Puoi sentire qualcosa sfilacciarsi all’interno. L'anima è lacerata.
Non mi innamorerò di te. Ciò che c’è tra noi è già troppo per essere amore.
 Correggimi se sbaglio. Correggimi se sbaglio. Correggimi, correggimi, per favore dimmi che mi sbaglio.

L'amore è che tu sei il coltello con cui rovisto in me stesso
 Sei pericolosa per la mia salute
Quando una dolcezza triste e pesante piove sulla terra.
Grido senza voce, con tutte le mie forze
Sii il coltello con cui cerco in me stesso
Sii il coltello che scava. Scava in me.

Con una solennità che esiste solo nei patti tra bambini, scrivo sciocchezze inaudite
perché voglio che anche la mia stupidità penetri in te
come è possibile che un uomo così affamato d'amore insista a rimpinzarsi di spuntini?
Non puoi nasconderti. ma dove eri quando la vita ce l’ha insegnato?

Penso cose insignificanti ma i miei pensieri hanno ritmo. Per farti ribollire dentro di me.
C'è una chiara distinzione tra solitudine e lotta per l'intimità
Ricetta per la felicità: credere in ciò che è indistruttibile in te ma non aspirare ad esso.
È facile non voler essere, rinunciare a tutto.
E improvvisamente so che il mondo esiste. Che è bello,
anche se la mia mente non è abbastanza chiara per apprezzarne pienamente la bellezza.

L'amore è che tu sei il coltello con cui rovisto in me stesso
 Sei pericolosa per la mia salute
Quando una dolcezza triste e pesante piove sulla terra.
Grido senza voce, con tutte le mie forze
Sii il coltello con cui cerco in me stesso
Sii il coltello che scava. Scava in me.

La mia anima si è raggomitolata. Voglio assaggiare il tuo viso.
Siamo simili a due tazze rotte nello stesso punto.
Per quanto tempo sarò ancora in grado di trasformare questo sperma in inchiostro?
Nettare d'autunno, Marciremo qui, insieme, nella merda e nel piscio.

L'amore è che tu sei il coltello con cui frugo in me stesso
 Sei pericolosa per la mia salute
Ma per favore, resta qui e bacia le mie lacrime
Sii il coltello che può squarciare le mie paure

i nostri corpi ora si sono dissolti l'uno nell'altro
 sono diventati il ​​punto di arrivo della passione, non più il mezzo per soddisfarla.
È così bello che non mi eccita nemmeno.
Ora siamo la stessa carne ed è davvero terribile.

giovedì 22 febbraio 2018

Ho finito i titoli decenti




Il mio disincantato gnosticismo e le zuppe di farro raffermo. I tuoi occhi che guardano a lato, viaggiando in un universo in cui non mi è permesso entrare. Le scarpe bucate e le feste saltate. La scarsa voglia di far parte di cosa, poi? Che il mio mondo siamo solo noi. Non si fan più rivoluzioni, le Associazioni, fazioni,  accozzaglie di gente raggruppata e belante…. non m ispirano neanche un po’.  E se non c’è da bere manca l’aria. Non c’è da bere? Come non c’è da bere? Allora vado via, no alcool no party, no vita, no significato alla giornata.
Penso molto male ma lo scrivo in matita, perché sono insicuro almeno per finta o per esigenze artistiche. Che quando scrivo me la tiro, mentre per strada mi defilo, mi nascondo, chi prendo in giro? In un secondo mi rinchiudo nel mio mondo coi libri colti, bassisti morti e sogni folli.
Non pianto più niente che non so accudire
Non piango la gente che non sta a sentire.
E infango la mente, per rifiutar di capire
Mi sono rotto il cazzo, non mi so gestire
L’ho rotto un botto d’anni fa, sarà stato il 2004, mi piace soffire, me ne compiaccio, calpestarmi il cuore, rovesciarmi sui vestiti altrui come il cocktail di troppo, spegnere quei sorrisi da venditori porta a porta, certo, ma che importa?, non vale mai la pena di andare a fondo, prendersi sul serio è il peggior sbaglio, guarda come brucio in un secondo, fissando l’orizzonte coi piedi nel cemento, perdersi
Perdersi, perdersi per una volta. Smarrirsi per non ritrovarsi più. Cancellarsi lasciando spazio nero come su una lavagna.
Non desiderare di desiderare
Ricordati di dimenticarti.
Perdi per vincere.
Nùtriti di digiuni
Scrivi ossimori a cazzo di cane , vantandoti con te stesso per essere a conoscenza del significato della parola ossimoro nonostante tutto intorno a te si batta per renderti un ignorante mongoloide.
E’ sempre tutto freddo e statico, nonostante lo si guardi col terzo occhio aperto poco sotto le palle.

lunedì 19 febbraio 2018

Titolo


Sento il male dentro ma oggi vinco io
Parole scontate ne ho a valanghe, scontate in tutti i sensi, ovvie banali prevedibili, espiate e vendute a prezzo ribassato.
Sono così scontato che spesso ho dei concetti che qualche anno fa sarebbero diventati post per il blog ma oggi non mi va di esporli perché sono disgustato dal modo in cui so li esporrò.
Penso di essere vecchio. Creativamente parlando.
Spesso rileggo com’ero sei sette otto anni fa. Scrivevo malissimo, vivevo malissimo. Pensavo male di tutto e di tutti. Ero disgustato dal mondo, non lo accettavo e non volevo cambiarlo.
Volevo essere lasciato in pace.
Però la mia genuina stupenda rabbia mi portava a ragionare e a filosofare, in certi momenti. E mi piaceva.
Altre volte mi chiudevo in me stesso disgustato da tutto e da tutti e mi lasciavo travolgere dall’immaginazione. Immaginavo cose assurde. Fantasiose, spettacolari. Spesso mi facevo una canna e poi mi parlavo e i pensieri tessevano dei fili che mi creavano film in testa. Film strani, incredibili. Miei.
Oggi mi sento vuoto. Mi sento molto migliore di sei sette otto anni fa. Sorrido molto di più, non sono più disperato. Non mi gonfio d’alcool e droga per rendere sopportabili le giornate. Sono grato di quello che ho e cerco di aiutare il prossimo, con un sorriso, una parola buona.
Però forse sono piatto. Forse sono rassegnato. Mentre sguazza sommessa nella melma del cuore la stupida tinca dell’immaginazione*, io penso a stare tranquillo e rilassato.
Non desiderare, non combattere, take it easy.
E’ sicuramente l’atteggiamento più intelligente per vivere bene, ma che significa vivere bene? Significa vivere tanto? Significa essere equilibrati? Essere in grado di badare a se stessi? Non essere impulsivi e passionali? Arrivare a fine mese senza sputtanarsi tutto così avrò qualcosina da lasciare al figlio che forse nemmeno avrò?
Ogni tanto rimpiango il fuoco che avevo dentro. Quello che mi faceva disperare e piangere e insaccarmi la nocca dell’anulare prendendo a pugni l’armadio. Quello che mi faceva passare notti insonni seduto tra il delirio e il pianto. Quel fuoco che mi faceva stare a letto anziché sprecare il mio tempo lavorando per contribuire al paese di merda, che mi faceva comprare buste di ketamina per sentire qualcosa di nuovo. Per fare esperienze diverse, capire qualcosa di più, volare via.
Se fossi ancora quello di sei sette otto anni fa forse sarei impazzito.
Non lo so.
So che il fuoco che mi ardeva dentro e mi consumava troppo in fretta s’è spento.
Ma sotto la cenere ci sono ancora le braci.
E se arriva un po’ di vento…






*Majakovskij – La nuvola in pantaloni

sabato 17 febbraio 2018

Koyaanisquatsi




Allora son li che mangio e guardo i Simpson. Bart è nel bosco che cerca tartufi, quando trova dei funghi strani, dal nulla arriva otto, li prende in mano e tira fuori un dvd dicendo “E’ arrivato il momento di guardare Koyaanisquatsi. Nella scena dopo Otto è strafatto, ha cercato d’infilare il dvd tra due rocce e sta guardando impalato l’orizzonte .
Oddio, cos’è questa citazione? E’ un film malato giappo? Vado a googlare Koyanisquatsi.
E’ un documentario senza attori ne trama, solo sequenze d’immagini e musica. Parla dell’uomo che distrugge la terra, dura meno di un’ora e mezza.
Ok, proviamoci.





Nella prima parte del film solo immagini di deserti, laghi, fiumi, campi,  natura, tutto Accompagnato da una musica stra ripetitiva. La colonna sonora potrebbe stufare dopo 5 minuti invece nella sua ripetitività è ipnotica.
Dopo venti minuti metto in pausa e mi faccio una mini cannetta dal pezzettino di hashish che ho messo via per occasioni come questa.
La musica e le immagini sono sincronizzate e quando le immagini si spostano dalla natura alla città la musica si fa incalzante, sempre più veloce, immagini sempre più rapide, archi stridenti, cori che armonizzano, apice del film, una frenesia da perderci il cervello, bombardamento neuronale, suoni e scene perfettamente coordinate, perfettamente incasinate, accelerano e rallentano di continuo in uno spettacolare balletto.
E poi di nuovo si rallenta per il finale. Più che un film un esperienza. Visivamente potentissimo, impressionante, strano, evocativo, sperimentale, appagante. Figo. Si consiglia la visione previa assunzione di cannabinoidi. Lsd per un esperienza più intensa.

giovedì 15 febbraio 2018

Questione di punti vista


Sottotitolo: Il mio è quello giusto






Ciao. Non ce l’ho con nessuno in particolare ma m’è appena venuta in mente sta cosa:
Premetto che certe volte sono semplicemente un coglione e dico stronzate perchè uso le parole sbagliate o perchè dico le cose in modo troppo aggressivo, spudorato o esagerato.
Ma la maggior parte delle volte che dico qualcosa di inappropriato, e succede quotidianamente, non è praticamente mai perché non penso a sufficienza o non ho il filtro cervello/bocca o sono troppo impulsivo. Io penso anche troppo.  Spessissimo quando devo dire qualcosa ci rifletto e mi chiedo se è la cosa giusta da dire o se può essere un osservazione eccessiva o ritenuta fastidiosa. E’ che poi puntualmente decido di dire quello che penso. E’ una filosofia di vita. Tu dirai che allora tanto vale non pensarci neanche un po’ e sparare fuori tutto. Ma no. Non è così. Ogni singola volta devo pensarci e decidere di dire quello che penso. E’ un processo mentale necessario per prendere coscienza del mio Io.
Può sembrare stupido, me ne rendo conto, ma preferisco dire qualcosa che so darà fastidio e poi chiedere scusa,  quando qualcuno ne sarà effettivamente infastidito.  E’ un modo per presentarmi. Per affermare la mia individualità. Farò una battuta tagliente e quella persona ne rimarrà offesa. Poi le dirò scusa non volevo offenderti. Che è vero. Non volevo offenderlo. Scherzavo. E’ lui che è permaloso. Ecco, questo me lo chiedo sempre, mi chiedo: Questa cosa mi offenderebbe? No, io non mi offendo mai per le cazzate e soprattutto non mi offendo mai per le battute, soprattutto se sono divertenti. Uno può darmi del figlio di puttana, se lo fa in modo divertente.

Io dico quello che penso. Impara a conoscermi. Sono così. Se lo trovi intollerabile purtroppo non ti conviene frequentarmi.  Ci sono tante persone che non mi sopportano. Quella che per me è onestà e schiettezza passa per arroganza e strafottenza. Mi dispiace, sul serio. Ma non posso essere diverso da come sono. E non voglio piacere a tutti. Per piacere a tutti bisogno avere la faccia come il culo.  Le persone che vogliono ricevere solo sorrisi sono dei coglioni. Le persone che si circondano di belle facce sorridenti sono circondati da gente di merda.
Vedi? Anche queste sono affermazioni che danno fastidio, ecco, dico quello che penso, sempre, anche quando mi causa problemi. Anche sapendo anticipatamente che mi causerà problemi. Così è. C’è poco da fare.
Però, e questo è importante, accetto che mi si dica di tutto. Mi posso offendere, mi posso irritare o posso restarci malissimo. Ma non porto rancore. Voglio più bene a quello che dice di odiarmi piuttosto che a quelli che continuano a sorridermi anche se so che pensano merda e sono viscidi serpenti.
Ho la presunzione – ovviamente- di pensare che il mondo sarebbe migliore se tutti fossero come me, dico a livello puramente interlocutorio, senza considerare le altre mille orribili sfaccettature del mio carattere.
Ma sono certo che Quasi tutti la pensano cosi. Quasi tutti pensano"se tutti fossero come me.il mondo sarebbe migliore". Perchè tutti pensano di essere bravi, e tarano il mondo in base al loro modo di essere. E' tutto soggettivo. E' tutta una questione di punti di vista.
Ed il mio è quello giusto.
Basta, ho esaurito l’argomento.
La chiudo con un: “E non c’è niente di peggio di coloro che si vantano di essere schietti ed onesti ma non accettano l’altrui onestà”.







Ed ora un video bellissimissimo del mio gruppo preferito del momento!