martedì 22 agosto 2017

MEMORIE DI ADRIANO – M. YOURCENAR




A volte ho sognato di elaborare un sistema di conoscenza umana basato sull’erotica: Una teoria del contatto, nel quale il mistero e la dignità altrui consisterebbero appunto nell’offrire al nostro Io questo punto di riferimento d’un mondo diverso. In questa filosofia la voluttà rappresenterebbe una forma più completa ma anche più caratterizzata dei contatti con l’Altro, una tecnica in più messa al servizio della conoscenza del non Io. Anche nei rapporti più alieni dai sensi, l’emozione sorge o si attua proprio nel contatto.




Un tempo ho creduto che un certo gusto per la bellezza avrebbe surrogato in me le virtù, e avrebbe saputo immunizzarmi dalle tentazioni troppo volgari. M’ingannavo. Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque.




Il pensiero che in mia presenza qualcuno snaturi, sia pure d’un ombra, l’esser suo, può giungere a farmelo compiangere, disprezzare, odiare perfino.




Ammetto che il sonno perfetto è quasi necessariamente un appendice dell’amore.



L’uomo che non dorme si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose



Non è privo di dolcezza questo immergersi nelle regioni vaghe dei sogni; ivi, possiedo per un istante segreti che subito mi sfuggono; mi disseto a sorgenti.




Quel che sappiamo sul conto degli altri è quasi tutto di seconda mano



Le esperienze avevano sviluppato in lui uno scetticismo straordinario riguardo agli esseri umani.



Di quelle donne ignoravo quasi tutto: la parte che mi donavano della loro esistenza stava tra due porte socchiuse […] e sospettavo che si dessero la passione insieme al rossetto.




Non credo che alcun sistema riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più , ne muterà il nome.
Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perché più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che s’imprima loro una passione forsennata per il lavoro, divorante tanto quella della guerra presso le razze barbare, tale da escludere gli svaghi, i piaceri umani. A questa schiavitù dello spirito preferiscono ancora la nostra schiavitù di fatto.



…l’ingiunzione di amare il prossimo come se stessi: essa è troppo contraria alla natura umana per essere sinceramente seguita dalle persone volgari, le quali non ameranno mai altri come loro stesse, e non si addice al saggio, il quale non ama particolarmente neppure se stesso.




Il mio corpo aveva paura di me: sentivo continuamente nel petto la presenza oscura della paura, una morsa che non era ancora dolore, ma un primo passo in quel senso.
Ormai il sonno era peggio che la sua mancanza



La possibilità inalienabile del suicidio mi aiutava a superare l’esistenza con minore fastidio




lunedì 21 agosto 2017

Thanks, B.



Liscio il viso, il cuore pieno d’increspature
Non so spiegarmi il mio senso
Sarà che sono diversi
Ma le tue tette mi hanno fatto rilassare.
Domani si ricomincia
E tu, grazie a dio non ci sarai
Non fraintendermi
Gran belle tette eh
Ma preferisco così
E non mi chiedere a cosa penso, è inutile.
Ti spingo via senza una ragione
Anche se una ragione c’è.
A volte è più sensato stare spenti
Che sprecarsi
Si,
   frase d’un arroganza imbarazzante,
Ma Questo sono io
Almeno la parte che sputo per le strade
                                        e nei bar
in realtà sono molto di più

ma tu non lo saprai mai.

venerdì 18 agosto 2017

Alti e bassi anche di notte


Odio odiarmi così tanto da avere la necessità di odiare tutto e tutti, quasi quanto odio l’indifferenza e il fatto di non essere riuscito, in quasi 29 anni di vita, a trovare un amico che sia lì per me quando ne ho bisogno o che almeno mi cerchi quando ha bisogno lui. Ne risulta che non dico mai a nessuno quello che sento veramente, non conto nulla per nessuno e nessuno conta nulla per me.
Mi odio ed odio odiarmi così tanto da voler odiare tutto e tutti gli altri che non mi vogliono stare a sentire. Tutto è odio, tutto è voragine e abisso. Io vedo odio, mangio odio, respiro odio, bevo odio e poi cago solo stupida merda e trattengo l‘odio dentro di me, a gonfiarmi lo stomaco e l’anima già tediata da tutte le altre cose, visto che tutto fa un po’ male e il tutto è quotidianità. Certe volte mi manca il fiato.
Vivo d’odio e morirò d’odio anche se è l’ultima cosa che voglio. Ho scagliato nel cielo tutta la luce di cui ero capace, in cambio solo badilate di terra sulla testa, “copriti che non vai bene, non farti vedere in giro”. Odio la voglia e il folle bisogno di piangere, che quando arrivano mi stringono alla gola, ma le lacrime non scendono mai e non fanno che costiparmi ulteriormente l’anima già intasata da tutto quest’odio che non so più dove mettere. Lo chiamerò Emil, gli costruirò una cuccia e gli darò da mangiare le mie molli inutili interiora. “Emil, stai a cuccia. Smetti di muoverti. Mi fai male, un male indescrivibile, Smettila ti prego.”

Beh dicevo che nella vita non mi riesce mai di piangere, invece nei sogni piango molto, m’è successo anche ieri. Stanotte invece ero in giardino che coccolavo il mio vecchio cane, lì affianco c’era una persona, non ricordo chi, però ricordo bene che le ho analizzato il sogno che stavo facendo e le ho spiegato come adori rincontrare il mio cane morto una quindicina d’anni fa: “Guardalo! E’ carinissimo e cuccioloso, lo posso accarezzare e ricordargli quanto gli voglio bene!” A quel punto sul balcone della casa vicino spunta mio nonno, lui è morto nel duemilaeuno, se non sbaglio. Mi guarda e mi sorride ed io sono super felice e mi rivolgo ancora alla persona di fianco a me: Vedi? Durante le giornate posso sì, pensare a mio nonno, al limite guardare una sua foto, ma qua lo posso vedere muoversi e sorridere, posso parlargli, posso abbracciarlo. Di solito mentre lo abbraccio piango tantissimo perché so che lo sto solo sognando, me ne rendo ben conto, ma sono felice così”.

Poi mi sono girato dall’altra parte, ho fatto un sogno di merda e mi sono svegliato triste incazzato e pensieroso. Alti e bassi anche di notte, mai un pò di tranquillità!




PS la prossima volta che una stronza cinquantenne mi guarda i capelli mezzi verdi mezzi viola e mi chiede se la parrucchiera si è sbagliata, le sputo in bocca.
-Dovete smetterla di dire tutte la stessa cosa, siete noiose, cazzo. Siete tutte uguali. NO-IO-SE.




I was born by the river, just like this river
I've been moving ever since
Ain't got nobody to call my own you know
I've been moving since the day I was born
Life is a game just made for fun, I don't need nobody
You know, I don't love no one
Yes, I'm a mover baby
Now get out of my way will ya
Don't try to stop me now

mercoledì 16 agosto 2017

Sesso pompini sborra anal Mistress Slave il dildo no ti prego



Ci ho provato e basta, come non avevo mai fatto prima.
Avevo il numero di questa tipa perché lei era passata a lavoro da me a comprare un mobile ed io dovevo andare a casa sua a montarglielo, no? Lei era carina e ci avevo scambiato due parole, sapevo che era divorziata da poco, quindi preda facile, e secondo me mi aveva anche lanciato un paio di occhiate giuste allora la sera stessa appena finisco di lavorare le mando un messaggio con scritto “Vengo a bere il caffè da te?” e lei mi risponde “Scusa?” e io  mi gioco tutto subito “ Dopo se vuoi possiamo andare in una stanza d’albergo”, Lei risponde “ Stai sbagliando tutto, Non sono quel tipo di donna.” Io penso fanculo cazzo ho fatto un buco nell’acqua, ma almeno ci ho provato.  Le scrivo ‘na cosa come “scusa, è la prima volta che mi butto così, però ti trovo molto bella e non mi andava di girarci attorno perché  ho già una ragazza, semplicemente ti trovo attraente e pensavo tra di noi potesse esserci sintonia a letto. Scusami ancora se ti ho offesa, ci sentiamo domani per la consegna del mobile”. Una cosa del genere. Dopo venti minuti mi arriva un suo messaggio: “posso chiederti una cosa un po’ particolare?” e io “Certo, dimmi” e lei “Ti piace leccare la figa?” fermo immediatamente la macchina e la chiamo, ho già il cazzo duro, lei mi mette giù e mi scrive “Per favore per ora non parliamone a voce”. Ci scambiamo un tot di messaggi, vien fuori che il mio approccio onesto ha funzionato, inizialmente l’ha destabilizzata ma poi ha fatto centro. Il giorno dopo sono da lei, seduto in cucina, aspetto mi offra un caffè invece mi propone un gin tonic. Chiacchieramo di un pò di cose, ne versa un secondo e appena lo finisco mi alzo, le vado vicino, la bacio, l’accarezzo, la prendo, la sollevo e la faccio sedere sul tavolo della cucina, vorrei scoparmela lì ma lei mi ferma e mi porta in camera, si butta sul letto, la raggiungo le tolgo i pantaloni e le mangio la figa come evidentemente non le capitava da un bel po’, visto che sembra apprezzare particolarmente. Quando inizio a scoparla mi chiede di avvertirla prima di venire perché vuole che le sborri in bocca. La scopo un po’ nella classica posizione del missionario e quando mi sposto e cerco di girarla perché vorrei prenderla da dietro, Monica -si, mi sono dimenticato di dirtelo, si chiama Monica,- prende finalmente l’iniziativa, mi fa sdraiare, mi prende in bocca l’uccello e mi fa un pompino veramente ben fatto. Lo riesce a mettere in bocca quasi tutto senza fare i classici versi da simil soffocamento che, a dire il vero, di solito mi eccitano molto, ma va bene anche così, anzi, la facilità con cui lo succhia mi appassiona. Quando le prendo la testa e gliela spingo sul cazzo si vede che apprezza, vuole sentirsi troia ed essere usata; alla fine, quando sono felicemente venuto nella sua bocca, riesce addirittura a dirmi che il mio sperma ha un buon sapore. Comunque sia, dopo quella scopata ci siamo visti altre sei volte, abbiamo variato qualcosina ma il copione è rimasto quasi sempre lo stesso: Scopate solo in figa, che lei in culo non lo vuole; e finale sempre uguale, a parte una volta le sono sempre venuto in bocca perché le piaceva proprio tanto: mentre me lo succhiava le piaceva anche massaggiarmi l’ano e infilarci un dito. Dopo la settima scopata mi ha detto che, visto che io non volevo nulla di serio e lei si stava vedendo con un altro, era meglio smettere di scopare e rimanere amici, che non voleva problemi sentimentali. Le ho detto che ero d’accordo, va bene così.  Ma so che quei pompini mi mancheranno. Mi mancano già. Tra l’altro il tizio con cui si vede ora è un mio collega – il mondo è piccolo-che ovviamente mi detesta. Questo me l’ha detto lei; io il tizio lo conosco appena e oltre a salutarlo quando lo vedo passare non ci ho mi parlato di niente.  Lui mi odia perché me la sono scopata, e poi lei gli ha detto che io sono stato l’uomo più onesto che ha incontrato nella vita, l’unico che le ha detto da subito le cose come stanno invece di prometterle mari e monti come tutti gli altri, collega compreso.  Per questo l’odio di lui non ha fatto che aumentare.


Questa storia mi ha ovviamente galvanizzato e, nello stesso identico modo, ci ho provato con una signora più grande, sempre incontrata sul lavoro. Mi ha chiesto informazioni su un prodotto, ho attaccato bottone, abbiamo chiacchierato un po’, le ho chiesto se le andava di prendere un caffè insieme e lei mi ha dato il suo numero. Il messaggio stavolta è stato ancora più diretto, tipo “Ciao, Sono io, Vado dritto al punto: Ti trovo molto bella, ci verresti a letto con me?” Mi ha invitato a casa sua la sera stessa. Questa qua si chiama Luna, quando mi ha detto che ha 59 anni quasi vado lungo disteso. Dovresti vedere che razza di gambe ha. Senza un filo di cellulite. E il culo. Cazzo, il culo è una meraviglia, roba da trentenne. Luna è cubana, dimostra quarant’anni e ha una nipotina di tre. La mia prima granny. La prima sera è stata assurda. Mi porta in camera con la tranquillità di una che si è scopata mille uomini. Ha un corpetto e le calze a rete. Mentre la sto scopando mi dice “appena finisci mi devi scopare nel culo. Prima mi riempi la fica poi il culo” e devo ammettere che sta cosa mi ha messo molta ansia. Io dopo una scopata ho bisogno di una sigaretta, un po’ di tranquillità e poi se ne riparla con calma, mentre sta pazza maniaca lo rivoleva subito, mi ha agitato e infatti dopo la sborrata non mi tirava più. Lei infoiatissima mi ha detto che il cazzo le piace anche mollo e ha iniziato a giochicchiarci e a succhiarlo anche se non mi veniva su.  Capito che la situazione non si risollevava, sempre col mio cazzo tra bocca e mani, ha iniziato a chiacchierare, mi ha spiegato che è una padrona ed ha un paio di Slave: Massimo, medico di Vicenza, e Luca, rappresentante di Verona. Mi mostra un paio di foto; quella di Massimo è imbarazzante, lui è messo a quattro zampe e sembra un coglione. Luna mi spiega che avrebbe un cazzo bello grosso ma purtroppo non gli tira.  ‘Sti due imbecilli si fanno comandare e a volte sodomizzare da Luna che, ci tiene a sottolineare, non se li scopa mai, mai. Ci fa di tutto ma non sesso, li tratta come bestie, gli fa fare quello che vuole; mi fa morir dal ridere raccontandomi di quando una volta, in piena notte, ha chiamato Massimo e gli ha ordinato di rubare dei soldi a sua moglie per comprarle -a Luna, ovviamente- un paio di scarpe. ( Luna va pazza per le scarpe, ne ha una stanza piena, l’ho vista, sono quasi mille paia, mi dice con finta noncuranza.) Ed ecco che, così, dal nulla, mi propone di chiamare Massimo per farlo venire a guardare mentre scopiamo. Mi spiega che lui non partecipa e, in quanto schiavo, fa solo le cose che lei gli ordina. Possiamo farlo guardare oppure tenerlo in un angolo girato verso il muro. Possiamo insultarlo e se ne ho voglia posso anche prenderlo a calci e sputargli in faccia. Cristo, mi sembra un po’ eccessivo, io volevo solo scopare, non voglio uomini sconosciuti in mezzo ai coglioni. La situazione mi sembra troppo strana per cui ovviamente rifiuto, chiacchieriamo un altro po’ e poi mi rivesto e me ne vado.
La seconda ed ultima volta che l’ho vista mi sono preso male. Vediti la scena, sei lì stralanciato, all’inizio tutto ok, andate in camera sua e stavolta lo vuole direttamente dietro, la scopi per bene e quando hai finito ti sdrai affianco a lei, che ti guarda e ti dice che ti ha comprato un regalo, quindi si alza e s’infila uno strap-on, poi prende dal cassetto una scatola da cui tira fuori un dildo gigante. Le dici che assolutamente non si può fare, non ti piace quella roba. E lei insiste un po’, ti dice anche che quel coso di gomma -dovevi vederlo, era un cazzone gigante, una bella sberla- lei ti dice che quel coso lì non è poi tanto grosso. Allora ti agiti, no?  Le dici “non so con cosa sei abituata tu ma nel mio culo non ci entra”, “Ma si che ci entra, vedrai, con calma, non avere paura, fanno tutti così la prima volta, ti prometto che ti piacerà”. Dopo un paio di tentativi, solo verbali eh,  inizi a perdere la pazienza, alzi la voce e le spieghi che nel tuo culo più d’un dito non entra, tipo, no, “se vuoi quel dildo te lo infilo a te, altrimenti mi rivesto e me ne vado perché quel coso lì non mi eccita neanche un po’.” Luna sorridendo ti spiega che le piacci perché hai personalità, al contrario dei suoi due schiavi senza palle, si mette a leccarti l’uccello e, mentre ce l’hai ancora mezzo mollo se lo infila su e te lo fa diventare di ferro solo con le contrazioni della patata, senza muovere il corpo. Lei si che ne sa, devi dargliene atto. Poi si gira e lo prende dietro. Tu sei quasi immobile e lei ti fa una specie di twerking favoloso sull’uccello. Dopo un po’ vuole il dildo nel culo,allora le infili dentro quello che doveva essere il tuo regalo mentre la scopi in figa come un forsennato. Lei gode ansima e si lascia andare dei gridolini molto soddisfacenti, a questo punto rallenti … poi riparti mettendocela tutta e lei sembra impazzire. Quando stai per venire rimani immobile e la rifai twerkare, cazzo se sa quello che fa. Tu lì piantato come un palo, lei che si dà da fare, ti senti il campione perché stai facendo fare la schiava a una milf che di solito si fa leccare i piedi da dei coglioni. Cazzo sei il numero uno. Le ordini di muoversi piano, su e giù, su e giù, inizi a scaldarti, ti si annebbia il cervello, sbaaaaamm, oddio, ti sembra di eiaculare come un pazzo per un tempo infinito e te ne stai lì con le gambe che ti tremano.
Tanta roba.
Dopo la scopata ti fumi una sacrosanta sigaretta e praticamente scappi via.
Missione compiuta. Ma brividi.


Da quel giorno non l’ho più vista, fanculo; era una maga del sesso, conosceva un sacco di trucchetti spettacolari ma era troppo pazza per me. Mistress sessantenne che mi vuole scopare il culo con un gigantesco dildo blu mentre il suo Slave ci guarda e si sega sulla poltrona, non ci siamo proprio. E non ti dico cos’altro m’ha raccontato sui due schiavi perché sono cose disgustose.

sabato 12 agosto 2017

Oscillando



Lunedi 7/08
Oggi, come ogni anno, dopo mesi di ferie ho ripreso a lavorare in fabbrica. Mi hanno messo a fare uno dei lavori più stupidi del mondo,cioè prendere dei bancali con degli stampi di similferro caricati sopra,  in tutto 600 stampi a bancale; stampi che hanno la forma di un famoso dolce , sono infilati uno dentro l’altro in quindici file da venti e vanno appoggiati su un tavolo, disincastrati uno dall’altro – e alcuni di questi fottuti suddetti stampi sono infilati fottutamente a fondo nello stampo successivo, soprattutto quelli più in basso sul bancale, sui quali è gravato il peso dei fottuti stampi superiori- e appoggiati su un banchetto di modo che due signore possano caricare sti cosi dimmerda in una macchina del cazzo. Sono circa centomila fottuti stampi dimmerda da caricare in tre giorni. Oggi, per otto ore non ho fatto che questo. E dovrò farlo anche domani e mercoledì; Centomila stampi in tutto. Per quanto oggi, intorno alla settima ora di lavoro mi sia ritrovato, non so precisamente perché, ma qualche idea me la sono fatta, a pensare di farmi il porto d’armi, comprare una pistola e fare una strage d’innocenti che nulla hanno a che fare col mio lavoro, devo ammettere che, col senno di poi, questo tipo di lavoro in fabbrica –solitamente non faccio questa roba, bensì mi occupo di controllare e risolvere i problemi di determinati macchinari utilizzati per la palletizzazione e l’incelofanatura di bancali di dolci-, per quanto incredibilmente frustante sia molto importante per apprezzare a pieno le cose belle della vita. Dopo una giornata come quella che ho passato oggi tutto ciò che non è fabbrica brilla e profuma, il lago sembra più fresco, splendente e pieno di ragazze bellissime, il cibo è tenero e succulento e anche la compagnia di amici insensibili o ritardati è semplicemente meravigliosa, paragonata a una cazzo di giornata in fabbrica. Addirittura i risvoltini, le canzoni dei the giornalisti e i tatuaggi sul retro coscia paiono accettabili, semplici vezzi che si possono pur sempre ignorare invece di incazzarsi e bestemmiare, perché la vita è splendida e merita d’esser vissuta in tutte le sue mille sfaccettature. E questo concetto apparentemente semplice lo si capisce meglio se ogni tanto si fanno dei lavori di merda.

Ovviamente tra qualche settimana di lavoro scriverò un post di sole bestemmie; fanculo la grammatica, niente aggettivi, soggetti né verbi, solo una sequela imbarazzante di abominevoli bestemmie perché non mi sono laureato in qualcosa di figo per dio! e star dietro a dei macchinari industriali, per quanto sia molto meglio di impilare o de-impilare oggetti incastrati, come un robot mongoloide, fa comunque schifo al cazzo, è frustrante ed io non vorrei dover fare nè questo tipo di lavoro nè nessun altro, il lavoro è il male  e c’è un sacco di gente che ci tiene così tanto, al lavoro, che sono certo potrebbe lavorare anche per me.



Sabato 12/8
Il lavoro inizia a farsi sentire. Sono uscito di casa con le migliori intenzioni, pensavo centro città, fiche, vino buono, passeggiare, veder gente. I miei amici si sono divisi tra quelli che stanno con la morosa, quelli che stanno a casa di uno a bere e fumare hashish e quelli che si chiudono nella birreria del paese a morire di caraffe di birra offerte perchè poi il pub chiude per un mese. In centro da solo non ci vado, non conosco nessuno. Controvoglia mi aggrego alla banda birreria, bevo tre quattro pinte ma non sono niente in forma,  alle dieci e mezza vado a casa, giusto in tempo per vedere, sul gruppo wazzup, le varie foto di scaraffate di birra offerte dal titolare che deve svuotare le spine. Non mi frega un cazzo, non le avrei bevute, sono stanco dentro, il lavoro debilita l'uomo, soprattutto se l'uomo sono io e il lavoro è una merda, voglio solo annullarmi e spegnermi, domani mi strafogo di cibo, ingrasso e sono felice, ingrasso e sono triste, sono felice e sono triste, sono un'altalena del cazzo e tutti sono banali, vorrei solo incontrare qualche persona interessante che non mi parli solo della sua vita, ormai non parlo più, sto in silenzio, e non è che mi piace ascoltare, una volta mi piaceva ascoltare, ora sto in silenzio solo perchè non ho nulla da dire, e le poche volte che vorrei dire qualcosa vengo interrotto e capisco che nessuno mi vuole ascoltare, io non merito niente di tutto ciò eppure mi merito tutto quello che mi faccio succedere, ma non mi compiango, l'ho scelto io, la vita è un altalena, ora gratto il pavimento,  domani riderò forte.